

| Dosaggio | Confezione | Prezzo per dose | Prezzo | |
|---|---|---|---|---|
| 500mg | 180 compresse | €2,13 | €511,68 €383,76 Miglior prezzo | |
| 500mg | 120 compresse | €2,28 | €364,57 €273,43 | |
| 500mg | 90 compresse | €2,40 | €287,81 €215,86 | |
| 500mg | 60 compresse | €2,67 | €214,26 €160,69 | |
| 500mg | 30 compresse | €3,60 | €143,90 €107,92 | |
| 1000mg | 180 compresse | €2,40 | €575,64 €431,73 Popolare | |
| 1000mg | 120 compresse | €2,58 | €412,54 €309,41 | |
| 1000mg | 90 compresse | €2,90 | €348,58 €261,43 | |
| 1000mg | 60 compresse | €3,24 | €259,03 €194,27 | |
| 1000mg | 30 compresse | €3,84 | €153,49 €115,12 |
Ranolazina è un farmaco antianginoso appartenente alla classe dei derivati piperazinici; inibisce la corrente lenta del sodio (late I_Na) nei cardiomiociti, riducendo la dispendio di ossigeno e la tensione diastolica. L’indicazione primaria è il trattamento dell’angina cronica in adulti, come terapia di aggiunta quando la risposta alle terapie di base è inadeguata.
A livello farmacocinetico, Ranolazina viene somministrata per via orale e subisce un metabolismo epatico significativo. È substrato di CYP3A4 e CYP2D6; gli enzimi di biotrasformazione generano metaboliti attivi. L’eliminazione avviene principalmente per via biliare ed urinaria e l’emivita di eliminazione è di alcune ore. L’efficacia clinica è ottenuta senza modificare in modo marcato frequenza cardiaca o pressione arteriosa, agendo invece sulla domanda di ossigeno attraverso la modulazione della dinamica diocirà diastolica.
Nell’ambito della sua classe, Ranolazina si distingue per l’inibizione diretta della late Na+ current, che riduce la diastolica e l’ischemia senza provocare ipotensione marcata. Altri agenti antianginosi della stessa area includono modulanti metabolicamente orientati che agiscono separateemente sul consumo di ossigeno o sull’andamento della frequenza cardiaca.
Ad esempio, Trimetazidina agisce modulando il metabolismo energetico (riduzione del consumo di ossigeno tramite shift metabolico), con effetto principale sulla domanda di ossigeno. Ivabradina, invece, inibisce la corrente I_f nel nodo senoatriale, diminuendo la frequenza cardiaca; non ha un effetto diretto sulla corrente late Na+. Queste differenze si riflettono in profili di efficacia, tollerabilità e interazioni farmacologiche.
Ranolazina è indicata per angina stabile cronica negli adulti, impiegata sia come monoterapia sia come terapia di aggiunta a β-bloccanti, calcioantagonisti o nitrati per migliorare i sintomi e la tolleranza all’esercizio. Non è indicata per l’angina acuta o per la gestione dell’infarto; l’uso in condizioni di insufficienza epatica severa richiede cautela o è controindicato.
Nei pazienti con angina resistente o non controllata adeguatamente con altri trattamenti, la ranolazina può offrire beneficio sintomatico. La posologia e la gestione è stabilita dalle linee guida: la terapia deve essere personalizzata tenendo conto delle comorbidità e delle eventuali interazioni farmacologiche.
La seguente sintesi evidenzia differenze chiave tra Ranolazina, Trimetazidina e Ivabradina:
| Farmaco | Meccanismo principale | Indicazioni chiave | Note di sicurezza |
|---|---|---|---|
| Ranolazina | Inibizione della late Na+ corrente | Angina cronica, terapia add-on | Possibile QTc-prolungamento a dosi elevate; interazioni con inibitori di CYP3A4 e CYP2D6 |
| Trimetazidina | Modulazione del metabolismo energetico (riduzione del consumo di ossigeno) | Angina stabile, alternativa in pazienti intolleranti | Rischi extrapiramidali rari; controindicazioni in disturbi extrapiramidali |
| Ivabradina | Inibizione della corrente I_f nel nodo SA | Angina cronica in combinazione con β-bloccanti | Bradicardia, disturbi visivi transitori; non usare in insufficienza ventricolare sinistra grave |
Ranolazina è generalmente ben tollerata, con effetti avversi comuni quali vertigini, nausea, stipsi e cefalea. Disturbi gastrointestinali lievi e malessere possono presentarsi in fase iniziale di trattamento.
Si raccomanda l’uso con cautela in pazienti con malattia epatica o in terapia contemporanea con inibitori del CYP3A4, poiché possono aumentare l’esposizione al farmaco. Possibile prolungamento QT a dosi elevate, che richiede monitoraggio ECG in caso di uso concomitante con altri farmaci prolunganti QT o in popolazioni a rischio. Le controindicazioni principali includono grave disfunzione epatica, ipersensibilità e patologie che aumentano il rischio di torsioni di capovolgimento. Non vi sono dati sufficienti sull’uso in gravidanza; l’impiego va valutato caso per caso.
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